
Per molti titolari di partita IVA il momento del pagamento delle imposte e dei contributi si trasforma ogni anno in una corsa alla ricerca della liquidità necessaria. Una corretta programmazione fiscale permette invece di prevedere queste uscite e di affrontarle senza trasformare ogni scadenza in un’emergenza.
Il problema, però, non nasce quando arriva il modello F24. Quello è soltanto il momento in cui diventa evidente. Nella maggior parte dei casi, la difficoltà si è formata gradualmente nei mesi precedenti, perché una parte degli incassi che avrebbe dovuto essere destinata agli obblighi fiscali e previdenziali è stata utilizzata per sostenere altre spese.
Le imposte e i contributi non dovrebbero essere considerati un imprevisto. Sono un costo dell’attività e, come tutti gli altri costi, devono essere stimati e programmati.
Uno degli errori più comuni consiste nel considerare tutto ciò che entra sul conto corrente come denaro effettivamente disponibile.
In realtà, gli incassi dell’attività devono servire a coprire diverse voci:
Il saldo del conto corrente, quindi, non coincide necessariamente con il guadagno dell’attività. Una parte di quella disponibilità è già idealmente destinata a pagamenti futuri, anche se non è ancora uscita materialmente dal conto.
Questa distinzione è fondamentale per evitare di assumere decisioni di spesa sulla base di una liquidità soltanto apparente.
Il meccanismo del saldo e degli acconti può rendere alcune scadenze più impegnative di quanto ci si aspetti.
Con la dichiarazione dei redditi, infatti, non viene normalmente richiesto soltanto il saldo relativo all’anno precedente. In presenza dei relativi presupposti, si aggiungono anche gli acconti per l’anno in corso.
Ci si può quindi trovare a pagare contemporaneamente:
Il secondo acconto, generalmente previsto nei mesi successivi, rappresenta poi un’ulteriore uscita da inserire nella programmazione finanziaria.
Il pagamento non riguarda quindi soltanto ciò che è già stato guadagnato, ma può comprendere anche un anticipo sulle imposte che si presume saranno dovute per l’anno in corso. È anche per questo motivo che l’importo complessivo può risultare molto più elevato rispetto alle aspettative. Agenzia delle Entrate-pagamento Irpef
Una soluzione semplice consiste nell’accantonare periodicamente una quota degli incassi, destinandola esclusivamente alle imposte e ai contributi.
Non esiste una percentuale valida per tutte le partite IVA. La quota necessaria dipende, tra le altre cose:
Per questo motivo è preferibile individuare una percentuale sulla base della situazione concreta del contribuente, evitando regole generiche come “mettere da parte il 20%” o “accantonare un terzo degli incassi”.
Una volta determinata una quota ragionevole, l’accantonamento dovrebbe avvenire con regolarità: ogni volta che si incassa, oppure con cadenza settimanale o mensile.
Aprire un secondo conto corrente, o utilizzare uno spazio separato messo a disposizione dalla propria banca, può rendere più semplice la gestione.
La programmazione fiscale consente di stabilire una quota di accantonamento coerente con la situazione concreta dell’attività.
Trasferire periodicamente la somma accantonata permette di distinguere con maggiore chiarezza:
Non si tratta di denaro inutilizzabile in senso assoluto, ma di una riserva che dovrebbe essere toccata soltanto in presenza di una reale necessità e con la consapevolezza che dovrà essere ricostituita.
Lasciare tutto sullo stesso conto, invece, può generare l’impressione di avere una disponibilità maggiore di quella effettiva.
L’accantonamento è utile, ma da solo non è sufficiente. Per programmare correttamente occorre anche verificare periodicamente l’andamento dell’attività.
Una situazione contabile aggiornata consente di stimare:
La stima non potrà essere perfetta, perché il risultato finale dipenderà dall’andamento dell’intero anno. Tuttavia, anche una previsione prudenziale è molto più utile di un calcolo effettuato soltanto quando le scadenze sono ormai vicine.
Il controllo periodico permette inoltre di correggere il piano di accantonamento. Se il reddito sta crescendo, si potrà aumentare la quota da mettere da parte; se l’attività sta attraversando una fase di contrazione, si potranno rivalutare le previsioni e le uscite programmate.
Nelle attività individuali il conto dell’impresa viene spesso utilizzato anche per sostenere le spese personali del titolare.
Il rischio è quello di determinare il proprio tenore di vita sulla base degli incassi, senza avere prima considerato costi, imposte e contributi.
Può essere utile stabilire una somma mensile da destinare alle esigenze personali, trattandola idealmente come una sorta di compenso. In questo modo diventa più semplice capire quanto l’attività può realmente mettere a disposizione del titolare senza compromettere gli impegni futuri.
L’acquisto di un’attrezzatura, di un’autovettura o di un nuovo macchinario non dovrebbe essere valutato soltanto verificando se sul conto corrente è presente la somma necessaria.
Prima di effettuare un investimento sarebbe opportuno considerare:
Spendere denaro non significa necessariamente ridurre le imposte per lo stesso importo. Inoltre, alcuni costi possono essere deducibili soltanto in parte o distribuiti su più anni.
La valutazione fiscale dovrebbe quindi accompagnare quella economica e finanziaria, senza sostituirla.
Quando l’importo dovuto è elevato, la normativa consente generalmente di rateizzare il saldo e il primo acconto delle imposte, applicando gli interessi previsti. L’acconto in scadenza a novembre segue invece regole differenti e, ordinariamente, non rientra nella medesima rateizzazione. Le modalità devono essere verificate ogni anno, anche in considerazione di eventuali proroghe o modifiche normative.
La rateizzazione può essere utile per distribuire l’uscita finanziaria su più mesi, ma non elimina il debito. Inoltre, le rate possono sommarsi ad altre scadenze correnti, creando un accumulo difficile da sostenere.
Dovrebbe quindi essere utilizzata come uno strumento di gestione della liquidità e non come la soluzione abituale alla mancanza di programmazione.
Se ci si accorge di non avere la disponibilità necessaria, è importante affrontare il problema prima della scadenza.
Occorre ricostruire:
Ignorare la scadenza o rinviare il problema senza una strategia espone a sanzioni, interessi e ulteriori difficoltà finanziarie.
Il compito del professionista non dovrebbe limitarsi a calcolare le imposte quando la dichiarazione è ormai pronta.
Una contabilità aggiornata e controllata periodicamente consente di informare il cliente in anticipo, segnalare eventuali criticità e costruire una previsione sostenibile delle prossime uscite.
Naturalmente nessuna stima può eliminare completamente gli scostamenti. L’obiettivo della programmazione non è prevedere l’importo al centesimo, ma evitare che una scadenza conosciuta si trasformi ogni anno in un’emergenza.
Gestire bene imposte e contributi significa, in definitiva, conoscere meglio la propria attività. Sapere quanto si sta realmente guadagnando, quanta liquidità è disponibile e quali somme devono essere preservate permette di prendere decisioni più consapevoli e di affrontare le scadenze con maggiore serenità.
In questo modo la programmazione fiscale diventa uno strumento concreto di gestione e non un calcolo effettuato soltanto in prossimità delle scadenze.